an ANAMCARA Production

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I NUMERI DEL DOCUMENTARIO

5 anni di lavorazione, 600 ore di cammino sui sentieri della valle d’Aosta, oltre 1000 ore di girato, 800 ore dedicate alle realizzazione della colonna sonora originale, 2 mesi di preparazione per gli abiti storici impiegati nelle scene dedicate agli uomini primitivi.

 TAG LINE

Una straordinaria storia narrata da un albero

Una storia che supera le barriere temporali, dai primi uomini che, in era preistorica hanno abitato la grande montagna, con rispetto e adorazione, sino all’uomo di oggi, che ha fatto della montagna un territorio di conquista.

Alla scoperta di un “Uomo Nuovo” che si avvia verso un futuro rispettoso e energeticamente connesso al pianeta

 

LOG LINE

Le recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato che gli alberi sono molto di più di quello che pensiamo. Questo documentario descrive la straordinaria storia narrata da un albero che racconta la vita propria e dei suoi fratelli, ambientata nello spettacolare ambiente d’alta quota delle alpi italiane.

Incontreremo, in una cavalcata che supera le barriere temporali, i primi uomini che in era preistorica hanno abitato la grande montagna e con essa, si sono rapportati riconoscendo in Lei un essere sacro con cui entrare in relazione, ma incontreremo anche l’uomo di oggi, che invece ha fatto della montagna un territorio di conquista.

In conclusione si prospetta però una nuova realtà fatta di donne e di uomini con una sensibilità diversa, nei riguardi della montagna e dei suoi valori ambientali ed in qualche modo spirituali.

Un “Uomo Nuovo” che si avvia verso un futuro rispettoso e energeticamente connesso al pianeta, dove gli immensi silenzi dell’universo alpino esprimono la poesia dolcissima di un futuro migliore, dove gli spazi vuoti sono pieni di contenuti e del profumo di una infinita bellezza.

TAG LINE

An extraordinary story told by a tree. A story that overcomes the barriers of time, from the first men who, in prehistoric times, inhabited the great mountain, with respect and adoration, up to today’s man, who has made the mountain a territory of conquest.

Discovering a “New Man” who is moving towards a future that is respectful and energetically connected to the planet

LOG LINE

Recent scientific discoveries have shown that trees are much more than we think. This documentary describes the extraordinary story told by a tree that tells the life of itself and its brothers, set in the spectacular high altitude environment of the Italian Alps.

We will meet, in a ride that overcomes temporal barriers, the first men who in prehistoric times inhabited the great mountain and with it, recognizing in her a sacred being with whom to enter into a relationship, but we will also meet today’s man , which instead made the mountain a territory of conquest.

In conclusion, however, a new reality is envisaged made up of women and men with a different sensibility towards the mountains and their environmental and somehow spiritual values. A “New Man” who is moving towards a future that is respectful and energetically connected to the planet, where the immense silences of the Alpine universe express the sweet poetry of a better future, where empty spaces are full of content and the scent of infinite beauty .

Paradise Lost. La Trama

Le recenti scoperte scientifiche, che prendono le mosse dagli studi di Susanne Simard, hanno dimostrato che gli alberi sono molto di più di quello che pensiamo, sono esseri dotati di una complessa struttura sociale e comunicano tra loro, grazie ad una rete sotterranea di relazioni, in grado di generare mutua assistenza e la gli elementi della foresta mostrano un atteggiamento altruistico orientato per il bene comune. Mentre solitamente tendiamo a pensare alle piante come organismi statici e solitari, la realtà è che esse sono in costante dialogo tra loro, scambiando informazioni e aiutandosi reciprocamente ad affrontare le sfide ambientali.

Partendo da questo presupposto il documentario narra una straordinaria storia narrata da un albero che racconta la vita propria e dei suoi fratelli, ambientata nello spettacolare ambiente d’alta quota delle alpi italiane, illustrato da una fotografia ispirata da un amore incondizionato.

Il giovane albero ci parla della sua connessione con il bosco ma, facendo riferimento al patrimonio culturale che partendo dalle visioni animistiche degli antichi, culmina con il pensiero teosofico contemporaneo, citando, tanto per fare un nome Rudolph Steiner, si allarga allora alla relazione con gli Esseri Elementali che lo circondano. In particolare nella narrazione si fa cenno ai “Grandi Esseri della Montagna”, un ‘Entità Spirituale immaginata dal regista, che tutto governa ed equilibra in quei luoghi in gran parte incontaminati sin dalla notte dei tempi.

Ghiacciai, vertiginose pareti di granito, torrenti e cascate spumeggianti, boschi e pascoli alpini che ospitano creature animali e vegetali particolarissime, sono gli ambienti estremi che fanno da sfondo alla narrazione.

Incontreremo, in una cavalcata che supera le barriere temporali, i primi uomini che in era preistorica hanno abitato la grande montagna e con essa, si sono rapportati riconoscendo in lei un essere sacro con cui entrare in relazione, ma incontreremo anche l’uomo di oggi, che invece ha fatto della montagna un territorio di conquista.

Oggi, quasi ovunque, più che vivere la montagna si tende a sfruttarla con progetti volti a “potenziarla”, quando la stessa idea di migliorarla, di aggiungerle del valore con faraoniche opere di interesse turistico in realtà non fa altro che depauperarla della sua straordinaria peculiarità. Le Alpi sono uno degli ultimi spazi non completamente antropizzati in Italia ed Europa e queste zone rappresentano l’ultima riserva di “wilderness” dei nostri territori. L’ambiente montano, secondo una visione evoluta, non ha alcun bisogno di essere valorizzato dall’attività speculativa umana, se non con interventi mirati e limitati. Le sue assolute, enormi valenze stanno nella sua stessa esistenza in quanto ambiente unico ed irripetibile, nel suo paesaggio, nella sua cultura.

Il finale della narrazione però ci descrive una nuova realtà fatta di donne e di uomini con una sensibilità diversa, nei riguardi della montagna e dei suoi valori ambientali ed in qualche modo spirituali.

Un “Uomo Nuovo” che si avvia verso un futuro rispettoso e energeticamente connesso al pianeta, dove gli immensi silenzi dell’universo alpino esprimono la poesia dolcissima di un futuro migliore, dove gli spazi vuoti sono pieni di contenuti e del profumo di una infinita bellezza.

Mirko Bosio

 

 

Paradise Lost. The plot

Recent scientific discoveries, inspired by Susanne Simard’s studies, have shown that trees are much more than we think, they are beings endowed with a complex social structure and communicate with each other, thanks to an underground network of relationships, capable of generating mutual assistance and the elements of the forest show an altruistic attitude oriented towards the common good. While we usually tend to think of plants as static and solitary organisms, the reality is that they are in constant dialogue with each other, exchanging information and helping each other to face environmental challenges.

Starting from this assumption, the documentary tells an extraordinary story narrated by a tree that tells its own life and that of its brothers, set in the spectacular high-altitude environment of the Italian Alps, illustrated by a photograph inspired by unconditional love.

The young tree speaks to us of its connection with the wood but, referring to the cultural heritage which, starting from the animistic visions of the ancients, culminates with contemporary theosophical thought, quoting, just to name Rudolph Steiner, then extends to the relationship with the Elemental Beings that surround him and in particular with the “Great Beings of the Mountain”, a Spiritual Entity longed for by the director, who governs and balances everything in those largely uncontaminated places since the dawn of time.

Glaciers, vertiginous granite walls, sparkling streams and waterfalls, woods and alpine pastures that are home to very special animal and plant creatures, are the extreme environments that form the backdrop to the narrative.

We will meet, in a ride that overcomes temporal barriers, the first men who inhabited the great mountain in prehistoric times and related to it, recognizing in it a sacred being with whom to enter into a relationship, but we will also meet today’s man , which instead made the mountain a territory of conquest.

Today, almost everywhere, more than experiencing the mountain, there is a tendency to exploit it with projects aimed at “enhancing it”, when the very idea of improving it, adding value to it with pharaonic works of tourist interest in reality does nothing but impoverish it of its extraordinary peculiarity . The Alps are one of the last not fully anthropized spaces in Italy and Europe and these areas represent the last reserve of “wilderness” of our territories. The mountain environment, according to an evolved vision, has no need to be valorised by human speculative activity, except with targeted and limited interventions and its enormous absolute values lie in its very existence, in its landscape, in its culture.

However, the ending of the narration describes a new reality made up of women and men with a different sensitivity towards the mountain and its environmental and somehow spiritual values.

A “New Man” who is moving towards a future that is respectful and energetically connected to the planet, where the immense silences of the Alpine universe express the sweet poetry of a better future, where empty spaces are full of content and the scent of infinite beauty .

 

 

Hanno partecipato:

Asia Bosio, Roberta Mazzarello

Paolo Raimondi, Cristina Negrisolo, Roberto Garavaglia, Michela Paganini, Beatrice Tognolo

Renzo Bigatti, Daniela Grandinetti, Massimo Rossetti, Silvia Bormida, Giuliana Blanch, Patrizia Duso

 

 

Si ringrazia / Thanks to:

Per la voce fuori campo versione italiana:

Mario Zucca

Elena Rollone

For voice over english version:

 

Per le scene di rievocazione storica. “Compagnia Opera delle acque Teatro”

For historical reenactment scenes. “Compagnia Opera delle acque Teatro”

Roberto  Bassetti, “FATTO DI MUSICA”, per la registrazione e l’editing del brano “Paradise Lost” cantato da Asia Bosio

Roberto Bassetti, “FATTO DI MUSICA” for the recording and editing of the song “Paradise Lost” sung by Asia Bosio.

TRAILER

INCIPIT TRAILER

Note autobiografiche.

Io in montagna ci sono nato, dalla montagna ho imparata tanto, non tutto, ma tanto, ho imparato a conquistarmi quello che ho, ho imparato a soffrire e a gioire, a trovare e perdere amici.

Ho imparato ad avvertire la sensazione che perfino la fatica provata per arrivare fin là in cima, che poi quando scendiamo non ci sembra spesso possibile di aver percorso tutta quella strada, poi svanisce come una nuvola dietro la cresta, perché in quel momento esiste solo nostra vita che scorre intorno a noi, lenta e dolce nel magico momento del qui e ora.

Ho imparato che sulle ripide svolte il mondo frenetico in cui siamo presi a inseguire “quel fare” che il mondo si aspetta da noi sin da bambini, si trasforma per magia “nell’essere” e “nel sentire”. Sul sentiero avvertiamo allora, solamente, quello che ho chiamato il “Mantra dei piedi” che si posano con attenzione nel posto migliore per non scivolare sulle insidie della vita e in quella azione, ripetitiva e banale, si annullano l’ansia, i pensieri, l’ego astuto che si diverte con i suoi tranelli.

Vi è stato un tempo in cui l’uomo e la natura erano una cosa sola, un’entità armoniosa, una struttura coesa in cui, ogni singola, infinitesima parte era intimamente connessa al tutto. Ci siamo separati da questa realtà, abbiamo dimenticato chi siamo realmente, abbiamo dato vita al mondo dualistico, oggi più che mai estremizzato, dove materia e spirito, così come uomo e natura, progresso e natura appaiono separati.

Il nostro percorso nella materia, sulla terra, è fatto di fasi, di alti e bassi e l’impegno costante e quotidiano è teso a gestire questi due stati opposti di percezione che si fanno coscienza del sé, ben consci che, come ci insegna l’alchimia, ci sono momenti preziosi da vivere così in alto come in basso, nella valle come sulle creste.

Abbiamo davvero bisogno di cose semplici, di sudore e dolore e di immensa bellezza, della debolezza di sentire il cuore che ancora batte forte, di fatica ed emozione, mentre ci perdiamo ad amare gli alberi e sentire il vento.

Abbiamo davvero bisogno di porre tutta l’attenzione al sole che nasce e alla luna che cambia il suo aspetto, come alla farfalla che si posa sul nostro braccio mentre attraversiamo una prateria fiorita a primavera.

La nostra vera evoluzione sta nel togliere finalmente più che aggiungere, rallentare più che accelerare, dare valore al silenzio, alla luce, alla nostra e altrui fragilità, alla bellezza della natura, sempre di più all’ascolto del sussurro assordante dei Grandi Esseri della Montagna che ci guardano, nonostante tutto, con antica benevolenza.

Per questo la montagna non deve essere trasformata in parco giochi, non è il palcoscenico dove mettere in scena le nostre prestazioni per lustrarci l’ego, anche se questo è il ruolo in cui sempre più spesso viene relegata da una società impazzita nella disperata ricerca dell’apparire. Corriamo ovunque e ora corriamo anche in montagna, con gli occhi sul cronometro e il cardiofrequenzimetro.

Hai visto il camoscio che ti osservava divertito, masticando uno stentato ciuffo d’erba, pochi metri sopra di te, a fianco del sentiero? No devo fare presto a salire e ancora più presto a caracollare a rotta di collo scendere con la mia super tecnologica bicicletta, incurante dei sassi che rotolano, della polvere, dei muschi sradicati, dei noiosi e lenti montanari che salgono in silenzio.

La montagna è uno degli ultimi baluardi da proteggere, non solo dal cambio climatico, dallo sconvolgente sciogliersi dei ghiacciai, dall’invasione delle funivie; è da proteggere dal pensiero dominante in cui tutte le differenze si annullano, dalla visione del possesso, dalla frenesia del guadagno. Certo la gente di montagna deve vivere e prosperare, ma sia sicuri che questo sia il modo? E quando la massa si troverà a fare le vacanze in immensi parcheggi asfaltati, a sciare sulla neve di plastica a salire senza camminare, siamo sicuri che allora il business reggerà?

La vita dell’uomo è tortuosa come un sentiero di montagna e sorprendente come il panorama che ci aspetta dietro ogni curva. Se i sentieri non avessero bivi, saremmo tutti omologati, ordinati e in fila verso la stessa meta, o forse già lo siamo?

Inciampare, rialzarsi e continuare il percorso è la vera forza.

C’è chi corre alla ricerca di qualcosa, c’è chi preferisce godersi il panorama. Quello che conta non è il tempo ma il modo in cui percorriamo la nostra strada, la visione  più bella arriva sempre dopo la salita più faticosa. Non è solo una ricompensa dopo un percorso impegnativo, è anche una prospettiva nuova da cui osservare le cose, corichi dello zaino che portiamo sulle spalle come una ennesima metafora della vita.

La montagna è di tutti? Dove finisce l’egoismo di chi ritiene di essere il depositario del modo giusto di viverla e la legittima aspirazione di tutti di goderne?

In fondo la risposta è semplice, è di tutti quelli che comprendono che prima di tutto è di se stessa, che è un essere vivente e senziente, un Essere Elementale dotato di una coscienza propria. Una coscienza che si manifesta, prima di tutto nella rete sotterranea dove la stupefacente connessione vegetale  governa la foresta che copre i suoi fianchi di pietra.

Mirko Bosio

Autobiographical notes.

I was born in the mountains, I learned a lot from the mountains, not everything, but a lot, I learned to conquer what I have, I learned to suffer and rejoice, to find and lose friends.

I have learned to feel the sensation that even the effort we felt to get to the top, which then when we go down it often doesn’t seem possible to have traveled all that way, then vanishes like a cloud behind the crest, because in that moment only ours exists life that flows around us, slow and sweet in the magical moment of the here and now.

I have learned that on the steep turns the frenetic world in which we are caught up chasing “that doing” that the world expects of us since we were children, magically transforms into “being” and “feeling”. On the path we then feel, only, what I called the “Mantra of the feet” which are placed carefully in the best place so as not to slip on the pitfalls of life and in that action, repetitive and banal, the anxiety, the thoughts, the astute ego that he enjoys his tricks.

There was a time when man and nature were one, a harmonious entity, a cohesive structure in which every single, infinitesimal part was intimately connected to the whole. We have separated ourselves from this reality, we have forgotten who we really are, we have given life to the dualistic world, today more extreme than ever, where matter and spirit, as well as man and nature, progress and nature appear separate.

Our path in matter, on earth, is made up of phases, of ups and downs and the constant and daily commitment is aimed at managing these two opposite states of perception which become awareness of the self, well aware that, as the ‘alchemy, there are precious moments to be experienced both high up and down low, in the valley as well as on the ridges.

We really need simple things, of sweat and pain and immense beauty, of the weakness of feeling the heart still beating strong, of effort and emotion, while we lose ourselves in loving the trees and feeling the wind.

We really need to pay all our attention to the sun that is born and the moon that changes its appearance, like the butterfly that lands on our arm as we cross a flowery prairie in spring.

Our true evolution lies in finally removing more than adding, slowing down rather than accelerating, giving value to silence, to light, to our own and others’ fragility, to the beauty of nature, increasingly to listening to the deafening whisper of the Great Beings of the Mountain they look at us despite everything with ancient benevolence.

For this reason the mountain must not be transformed into a playground, it is not the stage on which to stage our performances to burnish our ego, even if this is the role to which it is increasingly relegated by a society gone mad in the desperate search for ‘to appear. We run everywhere and now we also run in the mountains, with our eyes on the stopwatch and heart rate monitor.

Did you see the chamois watching you amusedly, chewing a stunted tuft of grass, a few meters above you, next to the path? No, I have to hurry up and even quicker to trudge down at breakneck speed on my super-technological bicycle, regardless of the rolling stones, the dust, the uprooted moss, the boring and slow mountain men who climb in silence.

The mountain is one of the last bastions to be protected, not only from climate change, from the shocking melting of glaciers, from the invasion of cable cars; it must be protected from the dominant thought in which all differences are canceled out, from the vision of possession, from the frenzy of profit. Of course mountain people must live and prosper, but are you sure this is the way? And when the masses find themselves taking holidays in immense asphalted car parks, skiing on plastic snow and climbing without walking, are we sure that the business will hold up?

Human life is as tortuous as a mountain path and as surprising as the panorama that awaits us around every bend. If the paths didn’t have crossroads, we would all be homologated, ordered and lined up towards the same destination, maybe we already are?

Stumbling, getting up and continuing the journey is true strength.

There are those who run in search of something, there are those who prefer to enjoy the view. What matters is not the time but the way we travel our road, the most beautiful view comes after the most intense climb. It’s not just a reward after a challenging journey, it’s also a new perspective from which to observe things, resting on the backpack that we carry on our shoulders as yet another metaphor for life.

Is the mountain for everyone? Where does the selfishness of those who believe they are the custodians of the right way to live it and everyone’s legitimate aspiration to enjoy it end?

Ultimately the answer is simple, it belongs to all those who understand that first of all it belongs to itself, that it is a living and sentient being, an Elemental Being equipped with its own conscience. A consciousness that manifests itself, first of all in the underground network where the astonishing vegetal connection  governs the forest that covers its stone sides.

Mirko Bosio

Note di regia:

 

Mirko Bosio . Autore e Regista

La mia vita personale e professionale è intrisa di arte e vibrazione: disegno, fotografia video, musica e poi la sfrenata passione per il mondo naturale, i viaggi e il mondo dello spirito, in queste passioni si radica la mia professionalità di oggi, una esistenza divisa tra gli aspetti più materici e quelli sottili, ben inserito nel mondo reale ma con lo sguardo fisso oltre il velo della materia.   

La sapienza degli antichi e la scienza di oggi, sono due facce della stessa medaglia che legano imprescindibilmente il passato con il futuro, mio come di tutto il genere umano e, da quasi trent’anni, mi occupo di spiritualità antica dei nativi europei e americani, vivendo in prima persona secondo i dettami di quelle visioni.

Sin da ragazzo ho avuto un rapporto privilegiato, singolare e imprescindibile con la natura, amavo camminare, spesso in solitudine, nei boschi e sulle cime. Ho sempre sentito un rapporto diretto e speciale con la foresta e le sorgenti; già allora percepivo che tutto era troppo giusto e perfetto per non avere una causa, per non essere frutto di un disegno armonico, di un principio creatore. 

Senza leggere Guénon, Capra o Hilmann, per intuito, capii che il principio divino era in tutte le cose, viveva nelle pietre come negli animali, negli alberi, nel ruscello, ma soprattutto nel mio cuore. Con il passare del tempo studiai e capii che quella intuizione aveva un fondamento e non era frutto di deliranti visioni giovanili, ma una visione a cui sarei arrivato per altre vie in età matura. 

Quei momenti ebbero però il merito di aprirmi la strada verso la comprensione del fatto che non esiste dualismo tra materia e spirito, tra tangibile ed intangibile e, prima di scoprire l’ingannevole mondo di Maya sui libri, mi permisero di guardare la realtà con occhi socchiusi, con quella condizione particolare ben conosciuta da pittori e scultori, che in realtà esalta l’acuità visiva.

La professione di architetto, designer e di regista con il passare del tempo, si è integrata con lo studio delle energie che permeano oltre a noi, l’ambiente in cui viviamo e il passo verso il Feng Shui e l’arte di abitare e vivere in sintonia con le forze universali è stato pressoché inevitabile. Grazie a tutte queste esperienze creo oggi gruppi di lavoro e di crescita personale per la ricerca di un nuovo, quanto antico, rapporto di connessione con la natura che si identifica con la creazione di percorsi professionali definiti ecOlistici.

PUBBLICAZIONI EDITORIALI

La Danza dell’ombra e della luce. Romanzo. Lampi di stampa

Aurum . Romanzo . Auto pubblicazione

Novara svelata. FOTOGRAFIE . Edizioni Italgrafica

La magia del Lago d’Orta. FOTOGRAFIE . Edizioni Italgrafica

VIDEOPRODUZIONI

1993. “Rêve” Partecipazione al “Festival mondial de l’himage sous marine, Antibes”. Fotografia e regia. Editing, Claudio Maccagno

2004. “Pianeta Mare”. Primo premio concorso

2008. “Al di là del velo” . Regia. Lungometraggio presentato Novara Cine Festival

2010. “La Casa dimenticata” . Cortometraggio. Regia. Tributo e contributo della cinematografia novarese per Casa Bossi”

Dal 2007 al 2013. Realizzazione e commercializzazione “VideoCard” marchio registrato. Cartoline contenenti documentari dedicati al territorio, tra cui: Reggia di Venaria, Centro restauro la Venaria, Museo egizio Torino, Provincia di Novara, Lago maggiore e lago d’Orta, Museo del cavatappi, Sacra di San Michele, Università del vino Pollenzo

Collana “Camper Life” due episodi pubblicati Irlanda e Finlandia

Puntata pilota per canale satellitare “Life Style Italia” in collaborazione con “Torino Magazine” e Walter Carasso

Serie di documentari per Sito Regione Piemonte assessorato innovazione, presso Alenia aerospazio, centro ricerche FIAT, vari incubatori, e molti altri.

Svariati Video industriali. Tra gli altri: Francesco Fuselli, Franco Ferraro, Paini Spa, Graute ag. , Shower pro ecc.

Videoclip per: vincenzo Zitello, Enzo Vacca, Gens d’Ys, Golden Age

2010. “Video metodo per apprendere l’arpa” Con Enzo Vacca e Francoise Le Visage in collaborazione con Salvi Arp

 

My personal and professional life is full of art and vibration: drawing, video photography, music and then the unbridled passion for the natural world, travel and the world of the spirit, in these passions my professionalism is rooted today, an existence divided between the more material aspects and the subtle ones, well inserted in the real world but with one’s gaze fixed beyond the veil of matter.

The wisdom of the ancients and today’s science are two sides of the same coin that inextricably link the past with the future, mine as well as that of all mankind and, for almost thirty years, I have been dealing with the ancient spirituality of European and American natives , living firsthand according to the dictates of those visions.

Since I was a boy I have had a privileged, singular and essential relationship with nature, I loved walking, often alone, in the woods and on the peaks. I have always felt a direct and special relationship with the forest and the springs; even then I perceived that everything was too right and perfect not to have a cause, not to be the fruit of a harmonious design, of a creative principle.

Without reading Guénon, Capra or Hilmann, by intuition, I understood that the divine principle was in all things, it lived in the stones as in the animals, in the trees, in the stream, but above all in my heart. Over time, I studied and understood that that intuition had a foundation and was not the result of delusional youthful visions, but a vision that I would have arrived at in other ways at a mature age.

However, those moments had the merit of opening the way for me to understand the fact that there is no dualism between matter and spirit, between tangible and intangible and, before discovering the deceptive world of Maya in books, they allowed me to look at reality with ajar, with that particular condition well known by painters and sculptors, which actually enhances visual acuity.

Over time, the profession of architect, designer and director has integrated with the study of the energies that permeate us as well as the environment in which we live and the step towards Feng Shui and the art of inhabiting and living in tune with the universal forces was almost inevitable. Thanks to all these experiences, today I create working and personal growth groups for the search for a new, yet ancient, relationship of connection with nature that is identified with the creation of professional paths defined as eco-friendly.

EDITORIAL PUBLICATIONS

The Dance of Shadow and Light. Novel. Flashes of print

Aurum. Novel . Self publishing

Novara revealed. PHOTOS . Italgraphic Editions

The magic of Lake Orta. PHOTOS . Italgraphic Editions

VIDEO PRODUCTIONS

1993. “Rêve” Participation in the “Festival mondial de l’himage sous marine, Antibes”. Photography and direction. Editing, Claudio Maccagno

2004. “Planet Sea”. Competition first prize

2008. “Beyond the Veil”. Direction. Feature film presented Novara Cine Festival

2010. “The Forgotten House”. Short film. Direction. Tribute and contribution of Novara cinematography for Casa Bossi”

From 2007 to 2013. Creation and marketing of “VideoCard” registered trademark. Postcards containing documentaries dedicated to the area, including: Reggia di Venaria, La Venaria Restoration Center, Egyptian Museum Turin, Province of Novara, Lake Maggiore and Lake Orta, Corkscrew Museum, Sacra di San Michele, Pollenzo University of Wine

Series “Camper Life” two episodes published in Ireland and Finland

Pilot episode for the satellite channel “Life Style Italia” in collaboration with “Torino Magazine” and Walter Carasso

Series of documentaries for Sito Regione Piemonte innovation department, at Alenia aerospace, FIAT research center, various incubators, and many others.

Various industrial videos. Among others: Francesco Fuselli, Franco Ferraro, Paini Spa, Graute ag. , shower pros etc.

Video clips for: Vincenzo Zitello, Enzo Vacca, Gens d’Ys, Golden Age

2010. “Video method for learning the harp” With Enzo Vacca and Francoise Le Visage in collaboration with Salvi Arp


            

            

                        
            
            
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